Verso il sole di mezzanotte

Diario di un viaggio d'altri tempi

diario di un viaggio d'altri tempi

Fin da ragazzo, quando la più lunga era stata una gita dopolavoristica all'Isola d'Elba, m'immaginavo protagonista di grandi viaggi. Le tavole a colori dell'atlante geografico rappresentavano il mondo d'immaginarie conquiste, e misuravo distanze ed inventavo itinerari, lasciando che la fantasia mi trasportasse nei luoghi più lontani e sconosciuti.

I paesi scandinavi suscitavano in me una grande attrazione: immaginavo foreste e città coperte di nevi eterne, anche d'estate, popolate da uomini che nella fantasia apparivano diversi, per come erano raffigurati nei fumetti dell'epoca: lineamenti del viso rudi, corpi come tagliati con l'accetta, usi e costumi differenti dai nostri. In particolare, la lontana Norvegia mi affascinava più degli altri paesi, una meta misteriosa e così distante dall'Italia e così vicina al Polo Nord, dove il sole non sorgeva per sei mesi all'anno e per gli altri sei non tramontava mai. Non avrei mai immaginato che dopo tanti anni, in età matura, avrei soddisfatto quei miei desideri e divenire realtà le fantasie di fanciullo.

Divenuto adulto, diventai un abituale fruitore del trasporto aereo e degli alberghi più raccomandati, recandomi più volte nelle città europee dove mi chiamava il lavoro, e il caso volle che il mio primo viaggio ed il primo volo mi conducessero proprio in Norvegia, il paese tanto vagheggiato nella mia fanciullezza, dove tornai spesso.

Nel 1967, approfittando dell'acquisto di una Fiat 125, maturò l'idea di organizzare proprio in Norvegia un lungo soggiorno di vacanza per tutta la famiglia. L'auto, per un viaggio del genere, sarebbe stata l'ideale, non costringendoci ad osservare orari ed obblighi per i nostri spostamenti.

Il viaggio fu attentamente organizzato: itinerari e distanze da percorrere giornalmente, prenotazione degli alberghi, una serie di pezzi di ricambio per l'auto in caso di necessità, il nostro bagaglio personale. Avremmo percorso migliaia di chilometri verso, era il caso di dirlo, lontani lidi che per la famiglia erano sconosciuti - e per me in gran parte - con lo spirito di chi si sente esploratore alla scoperta dell'ignoto.

Decidemmo di tenere un diario per il piacere di ricordare e lasciare un segno delle nostre sensazioni dell'impresa che stava per cominciare. A rileggerlo con le fotografie, i depliants turistici ritrovati si provano le stesse piacevoli sensazioni che quell'impresa, perché fu veramente tale per quegli anni, suscitò in noi ed offre a chi vorrebbe intraprendere una vacanza del genere, l'opportunità di seguire una traccia se verrà loro la voglia di ripercorrere le orme della nostra presenza.