Sturia di Fru
ESTRATTO
Fru fece il suo ingresso nel salone del Circolo già affollato con molte coppie che stavano ballando. I divani lungo le pareti erano già quasi tutti occupati e l'orchestra suonava "Caminito", un tango popolare argentino in voga in quegli anni con il sottofondo del fruscio delle gonne delle ballerine. Quando Fru apparve sulla porta un mormorio di ammirazione corse per la sala e gli occhi degli astanti si voltarono verso di lei: era una delle più belle ragazze da marito della città - anche se Fru rifiutava sdegnosamente questa qualifica - e i suoi vent'anni risplendevano su un corpo che attirava l'attenzione di tutti. Indossava un abito lungo di seta color rosso fuoco, che le fasciava il corpo slanciato facendo risaltare il lucido dei suoi capelli ed il colore della sua pelle, bianca e rosata, vellutata come quella di una pesca. La bocca rossa, ben disegnata e carnosa, il naso piccolo e grazioso ed i suoi occhi scuri donavano al suo volto la grazia e la bellezza delle fattezze della donna orientale. I seni, piccoli e sodi insieme ai fianchi ben disegnati ed al fondo schiena raccolto e rotondo, costituivano un insieme di sinuosità che rendevano il suo corpo un complesso di linee e di forme talmente regolari ed appropriate da doverlo considerare addirittura un classico modello del corpo femminile. Il suo passo, lungo e agile, le conferiva un portamento elegante e flessuoso. La natura era stata prodiga con lei dandole avvenenza, intelligenza vivida ed un carattere estroverso e indipendente, forse un po' ribelle.
Fru guardò in giro e visti gli amici che si erano seduti intorno ad alcuni tavolini vicino al palco dell'orchestra che nel frattempo faceva una pausa, si diresse verso di loro. Notò subito tra questi un giovane che non aveva mai incontrato prima; la sua bellezza ed il fascino che suscitava, colpì subito la sua immaginazione provocandole la sensazione, il presentimento che quell'incontro avrebbe significato qualcosa d'importante e ne fu subito attratta. Non sembrava uno dei soliti perdigiorno fatui e di belle speranze, quelli che di solito Fru frequentava. Il bel volto dello sconosciuto dalla mascella forte, volitiva, come tagliato con l'accetta, dava l'impressione che fosse un uomo dal carattere forte e che sapesse ottenere quello che voleva.
Il giovane la invitò subito a ballare un lento e Fru, stretta nelle sue braccia robuste provò la sensazione di essere protetta e nello stesso tempo di essere sua prigioniera. Osservò la sua bocca regolare che indulgeva raramente al sorriso, mentre egli la guardava negli occhi, silenzioso e serio, e Fru pensò che egli l'avrebbe conquistata senza usare una parola, solo con il suo sguardo. Gli occhi neri, l'espressione degli occhi intensa, le sua stretta intorno alla vita di Fru, anticipavano ed esprimevano con determinazione quello che inevitabilmente sarebbe successo. Fru capì che egli le chiedeva ciò che una donna promette durante una notte d'amore; dentro di sè sentiva che quell'incontro sarebbe stato quello che il destino finalmente le riservava: egli sarebbe stato l'uomo che essa attendeva da tanto tempo e che avrebbe avuto il privilegio di trasformare Fru in una donna completa.
Uscirono dal Circolo prima che la festa fosse finita. La giornata era stata bella ma al pomeriggio il tempo era cambiato con una pioggia scrosciante che puliva le strade inondandole. Fru ed il giovane sconosciuto uscirono proprio mentre la pioggia cadeva più intensa, ma come presi da un furore impetuoso non si arrestarono per ripararsi. Fru non sapeva dove egli l'avrebbe condotta eppure lo seguì come rapita in un sogno.
Rasentando lungo i muri raggiunsero correndo l'abitazione del giovane nel centro storico della città. Entrarono nell'ampio cortile interno, protetto da una vetrata che lo copriva interamente; la pioggia vi batteva sopra violenta con un crepitio tanto forte da coprire la voce di lei che domandava dove l'avesse condotta. I loro abiti erano completamente bagnati, i capelli di Fru come i tentacoli di una piovra, si erano incollati al bel volto bagnato, incorniciandolo in un'espressione spaurita e tragica; la pioggia aveva reso il vestito di seta rossa talmente aderente da mettere a nudo il suo corpo. Salirono di corsa il grande scalone abbracciati.
Fru si domandò dove fosse capitata, ma non era certo il momento adatto per considerazioni di carattere estetico.
La camera che li accolse era vasta, arredata in stile liberty e Fru ebbe l'impressione di entrare in un ambiente di un'altra epoca. Tappeti orientali erano stesi sul pavimento ed appesi alle pareti; due sottili linee di luce verticale di un debole chiarore penetravano nella stanza dalle due ampie finestre oscurate da pesanti tende damascate. Fru notò tra le due finestre un gran letto che troneggiava con un baldacchino sostenuto da quattro colonne di ebano e ne fu affascinata. In un angolo un lavamano con il catino e la brocca decorate con motivi floreali. Di fronte al letto, una grande scrivania Luigi XIV coperta di libri e carte e due abat-jours che rischiaravano debolmente la stanza, posti sui comodini ai lati del letto, completavano l'arredamento. Un odore gradevole e acuto di Acqua di Colonia e di tabacco profumato testimoniava che in quella camera dormiva abitualmente un uomo.
Il suo giovane Casanova la cinse alla vita stringendola tra le braccia e pose le sue labbra su quelle di Fru baciandola a lungo con un impeto che Fru non aveva conosciuto. Fru si abbandonò come il salice si piega al vento, mentre le loro lingue in un convulso e continuo cercarsi si avviluppavano in rapidi respiri, affannati e profondi che si fusero in un unico soffio di vita nei due corpi allacciati. Fru avvertiva nell'estasi nella quale si era lasciata andare senza freno alcuno, la percezione di una debolezza infinita che si appropriava del suo corpo tanto da sentire svanire le sue forze mentre, avvinghiata nelle braccia di lui, un intenso piacere invadeva dolcemente il suo corpo ed annebbiava la sua mente.
Si avvicinarono al letto, lentamente, mentre il giovane sconosciuto la baciava ora sulla bocca ora sul collo lungo e bianco, tenendola sempre stretta a sè, l'accarezzava dolcemente sulle guance per liberarle dai capelli bagnati.
Quando il giovane la depose sul letto, Fru accennò istintivamente un moto di naturale ribellione e di difesa, che tuttavia non le impedì di abbandonarsi, smaniosa di giungere finalmente alla rivelazione, diventata per lei quasi un'ossessione, del mistero racchiuso nel suo giovane corpo. Le mani di lui, leggere, calde frugarono tra le sue vesti ancora umide. Il corpo nudo di Fru gli apparve improvviso, rilucente e liscio come una statua di alabastro. Era giunto il momento tanto atteso da Fru. Fu presa da un'eccitazione mai provata e tremando tutta si concesse a lui, totalmente, con un'agitazione di un'intensità tale che per alcuni attimi temette di perdere i sensi e per un istante ebbe paura.
Egli fu gentile quando si accorse del suo stato verginale e Fru notò la sua sorpresa. Fu paziente nel violare la porta segreta del suo tempio di Venere ed il piacere che Fru provò fu così intenso da dimenticare il dolore causatole dalla forza prepotente che la penetrava. Il giovane amante ansimava profondamente e ritmicamente, mordendo l'aria come se gli venisse a mancare mentre il corpo di Fru era invaso da folate di voluttà. Strani fremiti sconosciuti le corsero sopra e sotto la pelle come se le onde del mare ora calmo ora in tempesta la sommergessero in una ridda di sensazioni vibranti.
Raggiunsero insieme l'agognata vetta del piacere in uno struggimento affannoso e convulso, durante il quale a stento soffocarono i loro gemiti nelle gole riarse affamate d'aria e di desiderio, finché i loro corpi non si abbandonarono esausti in fremiti sempre più radi come se una forza irresistibile li trascinasse in un sonno profondo.
Fru aveva provato finalmente i primi momenti dolcissimi, poi sempre più intensi fino a raggiungere sensazioni fino a quel momento sconosciute, come precipitare per un tempo indefinito dentro un pozzo senza fondo fino alla scomparsa totale della luce, nell'oscurità più profonda, in una sublimazione di tormento e di piacere, per poi riemergere trattenendo il respiro come emergere da nere profondità marine verso la luce sfolgorante del sole e gioire nell'ultimo meraviglioso momento d'estasi, come lo svegliarsi da un incubo.
Si risvegliarono abbracciati su un fianco, l'uno di fronte dell'altra, mentre le loro labbra s'incontravano e si lasciavano in uno scambio di mute tenerezze che valevano più di mille parole, gli occhi negli occhi mentre le loro mani vagavano leggere sui loro corpi spossati. Fru si riaddormentò profondamente nel letto a baldacchino, senza sogni.
La mattina successiva Fru si svegliò e con sorpresa si accorse che il giovane sconosciuto non era più accanto a lei, era svanito come accadeva proprio in un sogno. Scrutò nella penombra nella speranza di scorgere la sua ombra, ma inutilmente, l'unica presenza nella stanza era la sua. Mentre stava per alzarsi senti bussare alla porta: per un attimo pensò che fosse lui, ma si sbagliò, poiché entrò una graziosa cameriera con il grembiule bianco sulla veste nera e la crestina bianca sui capelli. Come se fosse stato del tutto naturale se avesse continuato a sognare, con un leggero inchino, le annunciò:
"Buongiorno signorina, l'ingegnere è partito e mi ha detto di consegnarle questi fiori." e le porse un mazzo di rose rosse accompagnate da un biglietto che diceva:
"In quel momento sublime tra le tue braccia mentre tremavo così, e trattenevo il respiro, tutta la natura, intorno, si arrestò."
Fru non conobbe mai il nome dello sconosciuto e, come nelle fiabe di un tempo, non incontrò più il suo giovane amante. Le dissero che era stato in città di passaggio, che quella domenica pomeriggio era capitato per caso al Circolo e che un amico lo aveva ospitato per una notte in casa sua.