Storia di un anno
Decadenza di un mito
ESTRATTO
Un dato di fatto sul quale fino ad oggi non si è minimamente soffermata la pubblicistica dedicata alla catastrofe italiana dell'estate 1943 è il seguente: l'origine prima della catastrofe è francese e si riconnette a una data, quella dell'8 novembre 1942. E' la Francia, quella cosiddetta dissidente giudeomassonico-bolscevica, che ha aperto all'America le porte del Mediterraneo.
Uno degli episodi decisivi della congiura contro l'Italia si è svolto ad Algeri in quell'alba novembrina quando il convoglio americano (gli Inglesi si tennero al largo, nella tema di ferire una qualsiasi superstite suscettibilità francese) giunse nel porto di Algeri e scaricò non solo indisturbato, ma accolto trionfalmente dai complici, le prime formazioni di carri armati e di truppe. Il tradimento della Francia di De Gaulle non era che il preludio del tradimento di Badoglio: due anelli della stessa catena.
Sin dal primo momento apparve chiaro che lo sbarco di un'armata americana nel Mediterraneo costituiva un evento di grande portata strategica destinato a modificare se non a capovolgere, il rapporto delle forze in quel settore che in Italia fu sempre considerato, se non proprio decisivo, certo della massima importanza.
Quella grande manovra a tenaglia, che si era delineata nell'estate del'42, quando i tedeschi risalivano i primi contrafforti del Caucaso e le armate italo-germaniche di Rommel si affacciavano alle porte di Alessandria, veniva neutralizzata e resa ormai irrealizzabile. Si profilava, al contrario, la non meno grande manovra strategica degli "alleati" che, partendo dall'Algeria e dall'Egitto, avrebbe finito per chiudere in una posizione senza via d'uscita le forze italo-germaniche dislocate in Libia. Le contromisure dell'Asse furono immediate e si effettuarono con l'occupazione totale della Francia, della Corsica e della Tunisia.
Queste misure avrebbero potuto modificare la fondamentale situazione strategica determinatasi con lo sbarco "alleato" a una condizione sola: che l'afflusso di truppe e rifornimenti dell'Asse fosse avvenuto in misura tale da consentire non solo di resistere, ma di attaccare, specie nel periodo iniziale, quando le forze americane non avevano ancora raggiunto il volume che avrebbero in seguito avuto. Ma per attaccare bisognava possedere una superiorità aerea che non esisteva, e, quanto ai rifornimenti, essi erano ostacolati in misura crescente e quasi proibitiva dalle forze aeree e navali inglesi, le quali dominavano anche il percorso più breve, cioè il canale di Sicilia, che può essere chiamato il cimitero della Marina mercantile italiana.
Schematicamente prospettata, la situazione era la seguente: afflusso progressivo e crescente di forze degli "alleati"; difficoltà progressivamente crescente dell'Asse. Il 23 ottobre, alla vigilia dello sbarco ad Algeri, Montgomery attaccava e sfondava le posizioni di El-Alamein: la marcia di avvicinamento delle forze nemiche da Occidente ed Oriente incominciava. La ripercussione morale in Italia dello sbarco americano ad Algeri fu immediata e profonda. Tutti i nemici del Fascismo alzarono subitaneamente la testa: i primi traditori, figure di secondo piano anche se consiglieri nazionali, uscirono dall'ombra. Il respiro della nazione divenne pesante; finché nel Mediterraneo c'era soltanto l'Inghilterra, l'Italia col concorso della Germania, poteva con sacrificio sempre più grave tenere e resistere: l'apparizione dell'America turbò gli spiriti dei meno forti, aumentò di milioni e milioni le schiere già numerose degli ascoltatori delle radio nemiche: lo sbarco anglo-americano ad Algeri forniva ai traditori che non avevano ancora osato rivelarsi l'"alibi" della condotta futura. Solo una misura, che consisteva nel prendere alle spalle l'iniziale schieramento nemico nel Nord-Africa poteva capovolgere la situazione; ma, per quanto prospettata, non fu tentata. Le due settimane che vanno dal 23 ottobre all'8 novembre furono di un'importanza storica incalcolabile, come gli avvenimenti successivi dimostrarono e dimostrano: da allora l'iniziativa strategica è passata agli "alleati".
L'attacco del fronte di El-Alamein rivelò una schiacciante superiorità terrestre e soprattutto aerea degli Inglesi. Il precedente tentativo di Rommel, iniziatosi il 28 agosto con prospettive promettenti fu congelato tre giorni dopo dalla mancanza di carburanti colati a picco insieme ai convogli. Fallito questo tentativo sarebbe stato opportuno non sostare ulteriormente sulle linee di El-Alamein el Quattara e ritirare le truppe italiane che non disponevano di ruote sulla linea Sollum-Halfaia, linea che Mussolini, ripartendo da Derna nel luglio, aveva ordinato per iscritto al Maresciallo Bastico e al generale Barbasetti di rimettere in ordine e di guarnire con tutte le forze disponibili nelle retrovie, sempre piene di gente a riposo. Il Comando italo-germanico decise invece di rimanere e fortificarsi sulla linea raggiunta e di attendere il prevedibile attacco nemico. Una ritirata delle truppe italiane appiedate, compiuta nel mese di settembre, si sarebbe svolta pressoché indisturbata e una volta che le unità italiane avessero raggiunto la linea Sollum-Halfaia lo stesso movimento poteva essere effettuato dalle unità germaniche completamente motorizzate.